I principali fattori che influenzano la funzione linfatica

Ogni soggetto si differenzia da un altro per la diversa riserva funzionale linfatica e quindi per la differente portata linfatica massimale. Nello stesso soggetto, il carico linfatico varia di continuo durante larco della giornata a seconda delle posture che si assumono e delle attività che si svolgono.

Non possiamo non tener conto di ciò nello sviluppo di un programma allenante, nella fattispecie di una donna, soprattutto se questo comporta un incremento dei metaboliti e un conseguentemente rallentamento del flusso.

Partiamo dal presupposto che ci sono dei fattori, cosiddetti intrinseci, da ricordare poiché influenzano la progressione della linfa allinterno dei vasi linfatici:

1) LE POMPE VALVULO-MUSCOLARI.
Il corretto funzionamento di queste pompe svolge unimportante attività sulle strutture linfatiche profonde sottofasciali; le contrazioni determinano una compressione sui vasi linfatici che vengono spremuti in senso centripeto (come succede per le vene profonde). Queste pompe risultano inefficienti per alcune donne, soprattutto in quelle che evidenziano una certa ipotonia muscolare. In questi casi l'approccio iniziale in palestra, sarà quello di provvedere al corretto ripristino funzionale delle pompe attraverso degli appositi protocolli.

2) MOVIMENTI ARTICOLARI.
Oltre ai muscoli anche le articolazioni durante il loro movimento comprimono e spremono i vasi linfatici, soprattutto a livello delle giunzioni articolari. Attenzione però, sono movimenti da eseguire in posizione di scarico/deflusso (antigravitazionale), non sono esercizi da svolgere sotto carico (tasto ricerca sul mio profilo: protocolli decongestionanti/defluenti).

3) RESPIRAZIONE.
Durante linspirazione, soprattutto se costale, i dotti toracici vengono compressi e spremuti, durante lespirazione si ha una riduzione della pressione endotoracica che favorisce la progressione della linfa sotto-diaframmatica dalla cisterna chyli al dotto toracico. Incominciamo pertanto a dedicare il giusto tempo, preferibilmente dopo allenamento, a esercizi specifici di respirazione costo-diaframmatica.

4) RITMO PULSATILE ARTERIOSO.
La dilatazione sfigmica alternata della parte arteriosa durante la sistole determina la compressione e la spremitura di vene e linfatici contenuti allinterno dei fasci vascolo-nervosi. Un alterazione del sistema autonomico, come ad esempio un'inefficienza del sistema simpatico, comporta un aumento di passaggio di fluidi e macromolecole nell'interstizio appesantendo la linfa da trasportate.

5) STIMOLAZIONE PNEI.
I vasi linfatici sono innervati dal sistema nervoso autonomo e rispondono così a una serie di segnali neuro-immuno-endocrini. La stimolazione del sistema simpatico aumenta la linfangiomotricità. In questo, allenamento, alimentazione e respirazione rivestono un ruolo chiave nei processi di smaltimento.